BENELLI SEI 750

Benelli 750 sei 73 moto italiana moto classica vintage d'epoca restauro

Oggi la mia attenzione è verso una vera e propria “chicca”, la Benelli sei 750. Il termine sei proprio nel nome non è messo a caso e non si riferisce neanche a titoli vinti dalla casa pesarese, ma bensì al numero dei suoi cilindri. Lei è stata la prima moto stradale al mondo ad adottare un motore a sei cilindri. L’audace gesto lo si deve all’imprenditore argentino Alejandro De Tomaso famoso per aver acquisito sia Benelli che Guzzi, nonché fondatore dell’omonima casa automobilistica. Il genio De Tomaso come prima disposizione chiese di copiare senza troppi fronzoli il glorioso e ben conosciuto 4 cilindri in linea della cb 500 Honda naturalmente così da immettere sul mercato una Benelli 500. Ora le malelingue posso pensare che questa mossa sia stata dettata da una incapacità della Benelli di produrre un 500 4 cilindri in linea, cosa totalmente errata, poiché le moto da Gran Premio erano prodotte da lei stessa, ma l’idea madre di De Tomaso era usare un motore già conosciuto per evitare di sprecare tempi e soldi a sviluppare un motore ex novo. La svolta avviene però in fase di collaudo quando si decise di aggiungere due cilindri al 4 e quindi portando il motore a ben 6 cilindri.  I test portarono alla commercializzazione della moto solamente nel 1974, le vendite non sono straripanti ma è una moto che viene subito apprezzata, è pur sempre una moto unica, e di certo non passava inosservata figlia anche dei tre silenziatori per lato. Il vero punto dolente era dato dalla qualità costruttiva, perché non so se tutti sanno la moto fu progettata a Pesaro in Benelli, ma costruito a Mandello sede della Guzzi ( ricordiamo l’acquisizione da parte di De Tomaso ) ed il montaggio finale a Pesaro. Questo comportava uno una frammentazione ed un allungamento dei tempi di produzione e due di una bassa qualità dei componenti, rispetto ad una giapponese. La qualità non proprio eccelsa dei componenti era figlia delle macchine antiquate della Guzzi. Questo portò a non essere una reale “concreta” delle jap sul mercato ma comunque a farsi notare come la prima ad aver adottato un sei cilindri.

VERSIONI

sul mercato sono presenti tre versioni, le quali si differenziano solo per la componentistica e sono:

  1. Serie prodotta dal 1974-1975 ha come peculiarità la forcella Marzocchi da 38mm cromata e dall’accensione a puntine. Presenta una colorazione in tinta unita, con una sezione nera sul serbatoio il quale è attraversato da una sottile linea trasversale. Parafanghi squadrati come la strumentazione. Colori disponibili: verde scuro con linee gialle “filetti” oppure rosso con filetti bianchi.
  2. Serie prodotta dal 1976-1977 mantiene l’accensione a puntine ma ha la forcella della Moto Guzzi ( il famoso scambio di materie e sapere imposto da De Tomaso ) da 35mm. Colori disponibili: verde e rosso
  3. Serie prodotta 1977.1978 ha la forcella Moto Guzzi come la sorellina 1976 sempre da 35mm ma si caratterizza per l’accensione elettronica. Colori disponibili: verde e rosso.

MOTORE

cuore pulsante e vero motivo di interesse, è come detto un sei cilindri in linea frontemarcia. La distribuzione è monoalbero a camme in testa mosso da una catena centrale. L’accensione è a bobbina-batteria. Ed il raffreddamento è ad aria. La lubrificazione è a carter umido con pompa trocoidale. Il tutto prevedeva di essere alimentato da tre carburatori dell’Orto 24mm. Frizione a dischi multipli in bagno d’olio. L’elemento cambio è un cinque rapporti, con trasmissione primaria di tipo misto, a ingranaggi a denti dritti e catena Morse. Trasmissione finale è a catena. Come ingombri il blocco motore era largo 800mm co un peso di 90kg. Scontato dirlo il rumore meccanico generale del motore era elevato. La moto da notizie di chi l’ha provata si evince una grande linearità del motore dai 2000 a 9000 giri consentendo progressioni pulite e pastose, senza strappi o brusche entrate di coppia. Ottima la frizione peccato per il cambio che pare si tenda ad indurire quando si scaldi.

engine benelli sei 750 sei cilindri in linea moto italiana
rappresentazione del motore sei cilindri 750

 

TELAIO

il telaio è in tubi di acciaio a doppia culla chiusa. La spospensione anteriore come detto sulla prima versione è una Marzocchi 38mm successivamente cambiata con una Guzzi da 35mm. La sospensione posteriore invece ha un forcellone oscillante e un doppio ammortizzatore Sebac regolabile su 5 posizioni. Le ruote sono a raggi con freno all’anteriore a doppio disco Brembo da 280mm, invece al posteriore troviamo un tamburo da 200mm. La moto pesa ben 220 kg non proprio un peso piuma, ci si aspetta un peso più basso, ma nel traffico si muove in modo agevole senza troppi problemi (fonte di chi l’ha provata), grazie anche a delle geometrie ben azzeccate. Freno anteriore più che soddisfacente il posteriore a tamburo delude ripreso fedelmente da quello del vecchio Tornado, si rileva troppo brusco sopratutto a caldo.

PRESTAZIONI

Velocità Massima: 195,7 km/h
Consumo Medio: 13,5 km/litro
Peso: 225 kg
Potenza: 73 cv/9000
Alimentazione: tre carburatori dell’Orto 24 mm
Raffreddamento: ad aria
Lunghezza: 2120 mm
Larghezza: 760 mm
Altezza sella: 800 mm

DIFETTI

i difetti come non è difficile intuire sono tutti nel motore, specialmente nell’albero a camme ed il cambio ( che tende ad indurirsi a caldo ). Il primo ha come punto debole i pattini dei bilancieri che tendono a perdere la cromatura, rovinando le camme. L’acciaio al piombo più economico rispetto a quello legato, rende gli ingranaggi e le forchette del cambio poco resistenti. Come detto il motore è già di suo molto rumoroso.

PREZZO

ad oggi 26/02/2016 ho trovato solo pochissimi esemplari in vendita e tutti a prezzi piuttosto alti siamo sull’ordine dei 10.000 €, il prezzo può salire o scendere anche in base agli accessori il più classico è lo scarico 6-1, che però a parer mio fa perdere l’originalità del mezzo.

il sound

 

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